– Cercando Venezia - Guida poetica alla città di pietre e acqua (Mare di Carta 2015)

Una mappa poetica, e materica, che parla di acque e pietre, luci e canali, erbe e granchi, voli e crepe, e poi ancora di calli, campi e campielli, poeti, artisti, sirene e belle donne, riflessi e gatti. Itinerari e personaggi del cuore, inattesi e generosi di emozioni e scintillanti di ricordi; scaturiti dalla fantasia eppure reali, creati da quell’umore, da quell’ineffabile alone di segreto e magia che Venezia, nonostante tutto ciò che le sta accadendo, riesce ancora a evocare. Una guida spericolata e poco convenzionale, che vorrebbe riuscire a stimolare inediti accostamenti paralleli, inusitate geometrie poetiche e silenziosi colloqui con l’animo più segreto della Laguna. E poi impressioni, arditi voli della fantasia, stravaganti meditazioni che solo la città di pietre e acqua può far sorgere. Un libro dall’incerta rotta, scritto nel timore di trascurare qualcosa e nel rammarico di non conoscere di più, con la consolazione dell’aver ormai compreso che sapere tutto su Venezia è umanamente impossibile.

 

 Venezia è un camaleonte, e come il camaleonte sa rubare il colore di ciò che la circonda. Riesce ad adattarsi alle luci di ogni stagione, all’uniforme grigio di una mattina d’inverno e alla sfumatura mattone dorato di certi interminabili tramonti estivi. Vive da sempre riflessa nella sua Laguna, specchiata nell’acqua da cui è lentamente emersa e che, un giorno, si richiuderà per sempre sulle sue pietre. Venezia quindi conosce per istinto ogni segreto del riflesso, ogni trucco della seduzione della luce, come una donna che sa mettersi di tre quarti davanti allo specchio cosi che il fotografo, o l’amante, ne sappia cogliere ogni grazia, ogni bellezza. Venezia, un tempo, faceva l’amore con la luce, con qualsiasi luce la illuminasse, e anche con le tenebre della notte, sul cui sfondo sapeva risplendere come un’apparizione erotica, pronta a concedersi a chi la sapesse sedurre. 

 

– El Muerto Vivo (La Toletta 2014)

Sono passati cinque anni dalla fuga di Denis Bortolato e la vita a palazzo Ziani, sede della polizia veneziana, non è cambiata, a parte il fatto che il commissario Ettore Premoli ha finalmente deciso di andare in pensione. In un autunno umido e piovoso la calma della città è turbata dal ritrovamento del cadavere di Giovanni Seno, un vecchietto che viveva dalle parti di Madonna dell’Orto e conduceva vita molto riservata. Il Gazzettino pubblica la notizia e su Venezia scende una cappa di stupore e mistero. Grazie alla cocciutaggine del giovane agente Garibbo verrà alla luce un indizio che in qualche modo ricollegherà l’omicidio alla vicenda che cinque anni prima aveva coinvolto Denis Bortolato. Sarà compito della squadra del commissario Premoli trovare il bandolo della matassa che, inevitabilmente, li condurrà a scoprire dove Bortolato si nasconde. Per chi lo conosceva è morto suicida, nel suo nuovo mondo sarà uno straniero senza passato. Nella nuova avventura, semplicemente El Muerto Vivo.

 

- Piccolo taccuino adriatico (Mare di Carta 2014)

 Più che un viaggio un vagabondare, un saltabeccare letterario capriccioso e caparbio lungo la sponda orientale dell'Adriatico, sospinto dal moto perpetuo della risacca delle scoperte e dei ricordi. Senza regole e confini, seguendo solo la mappa dell'istinto e il vento della passione, la mia penna scioglie gli ormeggi e racconta di arrivi e partenze, incontri e addii, uomini e donne, navi e naufragi, pesci, fari, musiche e tradizioni. Storie di cui il nostro mare è stato sempre testimone e fidato custode. Questo libro è un mio invito a camminare lungo la costa, riempirsi le tasche di conchiglie e guardare verso il mare dove tutto ha avuto inizio.

 Quando la nave salpa per un po' si rimane a poppa a guardare il molo che si allontana. Possiamo rimanerci pochi minuti o anche un'ora, dipende da cosa lasciamo. Poi andiamo a prua, e allora il vento ci si infila sotto la giacca e ci scompiglia i capelli. È quello il momento in cui il nuovo viaggio ha veramente inizio.

 

– Il racconto degli zattieri (2014)

 La mitica epopea degli zattieri raccontata in un quaderno autoprodotto che fa da testo a un altro mio spettacolo. Questi uomini forti e indomiti, che scendendo lungo il Piave con legname da costruzione e altri prodotti del Cadore e delle valli zoldane contribuirono a far grande la Serenissima, meritavano un ricordo e una «ballata» a loro dedicata. Anche questa pubblicazione, come Lucernari, può essere richiesta direttamente a me.

(paologanz@yahoo.it) 

 

 

– Lucernari - Amori segreti e/o cantabili (2013)

 è una raccolta di poesie d'amore in edizione numerata e firmata impreziosita da alcune incisioni di Gino Di Pieri. Il poeta e amico Antonio Stefani, nella prefazione di questa silloge, mi immagina così: «Ganz dovete immaginarvelo mentre alza lo sguardo verso una qualche finestra di una certa calle, mentre butta giù qualcosa nel suo taccuino sbirciando tra un canale e un ponte, quando attraversa un campiello remoto con gli stivali da western, i bracciali da pirata, e la faccia ammaccata pronta a specchiarsi nelle mitologiche rughe di Ezra Pound o in quelle di un Keith Richards in libera uscita dai fantasmi elettrici.»

 

 

– Perché a nessuno piace il mio caffè? (La Toletta 2013)

Perché a nessuno piace il mio caffè? è un giallo ambientato a Venezia, naturalmente, ma il protagonista, coinvolto senza volere in un avvincente gioco di rimpiattino, vi porterà anche a Trieste e in Istria. C'è poco sangue, poche sparatorie, pochi morti scannati ma tanta trama 'lavorata' alla veneziana, una pattuglia di simpatici poliziotti agli ordini del commissario Ettore Premoli e, come nelle migliori tradizioni, un finale a sorpresa. Il titolo è l'unico elemento autobiografico di tutta la faccenda. È il primo capitolo di una trilogia dedicata a Denis Bortolato, il protagonista, un riparatore di cellulari fuori garanzia, che si imbatte in un file dimenticato che non doveva vedere.

 

- Armonicomio (Fernandel 2012)


E alla fine di tante avventure armonicistiche era naturale che sorgesse in me il desiderio di lasciare un ricordo della poetica del mio strumento. Ecco allora Armonicomio dove l'armonica e la pazzia si uniscono nel titolo, nella copertina e nella sostanza. Il libro, che non è un manuale, in un certo senso completa il mio 'Metodo per Armonica Blues' pubblicato nel 1987 e ancora distribuito dalla Bérben. Armonicomio è stato scritto davanti al mare, in tutti i sensi, con in una mano il mio Jolly Roger e nell’altra la bussola; l’armonica appoggiata al tavolo faceva da ferma-carte. Ha avuto un enorme successo tra gli appassionati, ma se state inseguendo il segreto per diventare il miglior armonicista del mondo questo libro non fa per voi! 

Fernandel

 

 

- Calle dei Bombardieri (Studio LT2 2011)


Un pezzo di cuore: basta musica e immersione totale nella Venezia che non c'è più. Calle dei Bombardieri è un contenitore di storie veneziane e il pretesto del libro è raccontare la storia della mia famiglia. Tutto è visto attraverso gli occhi del bambino che ero, ma le parole sono state scritte con la penna dell'adulto che sono. Il momento è magico, come quando tra le calli del mio sestiere arrivarono gli esplosivi anni sessanta! Di questo libro amo ogni parola e mi piace ricordarne l’incipit: “Dormo poco, per mestiere e per vizio, certe volte con gli occhiali sul naso e un libro tra le mani. Ma nei momenti incerti e misteriosi, che stanno tra sonno e veglia sovente torno in calle dei Bombardieri”.

StudioLT2

 

- Venice Rock 'n' Roll (Fernandel 2010)


Con Venice Rock 'n' Roll divento, così hanno detto, uno scrittore vero, omologato e posso permettermi di esagerare, a cominciare dalla copertina! Una storia tutta veneziana: quattro ragazzi che negli anni settanta si mettono in testa di creare un complesso nella sonnacchiosa e silenziosa laguna. C'è dell'autobiografico, naturalmente, ma anche tanta fiction. Mi hanno assicurato che è un libro che fa ridere (nel senso che è divertente) e la cosa strana è che chi c'è non si è trovato e chi non c'è... mi ha ringraziato per essere stato citato. Mah: valli a capire i lettori! Da questo lavoro ho tratto Un Mondo Roverso che è diventato uno dei miei spettacoli/racconto più apprezzati. 

Fernandel

 

- Nel Nome del Blues (Agorà factory 2006)

L'esordio. Dopo aver scritto la prefazione per il libro 'Le canson Blues del moro Berto Zanon (Robert Johnson) voltà in dialeto dal merican' di Antonio Stefani, complice Graziano Ramina, editore di Agorà Factory, pubblico il mio primo romanzo dove si raccontano le storie di chi, come me "...ha suonato la musica 'giusta' nei posti sbagliati." E una raccolta di avventure picaresche sature di Blues accadute in giro per l'Italia e tra le righe, in filigrana, se ne intravede anche qualcuna che, per decenza, è rimasta nel cassetto. Probabilmente il libro rappresenta uno spaccato di come ci si esibiva nelle situazioni più disparate (e disperate) fino a metà degli anni '90. Oggi il libro è introvabile, pare, e se qualcuno fosse interessato ad averlo può provare a rivolgersi all'editore (waystation@alice.it). Chi a suo tempo l'ha comprato se lo tenga stretto! Intanto mi sto battendo per una ristampa!

 

 

 

 

 

 

Libri Musicali

Libri Musicali

L’idea di creare un manuale per imparare a suonare l’armonica Blues non fu farina del mio sacco. Le cose andarono così.

Nel lontano 1985 incisi una cassetta demo con cinque o sei pezzi con chitarra elettrica e armonica e, come si usava all’epoca, ne mandai in giro un po’ di copie per vedere se qualcuno fosse interessato a produrmi un disco. Mi rispose un chitarrista all’epoca molto famoso che, pur non essendo in grado di inserirmi nel mondo discografico, mi propose di preparare un metodo per armonica Blues da proporre alle edizioni Bèrben di cui era, all’epoca, direttore artistico. Naturalmente si trattava di un’opportunità assolutamente inaspettata ma da non perdere. Mi impegnai, e alla fiera musicale di Pesaro dell’anno dopo incontrai l’editore che approvò il mio progetto. Nell’aprile del 1987 il primo metodo italiano per armonica, con tanto di cassetta allegata, apparve in tutti i negozi di musica! Il panorama era talmente povero di pubblicazioni per questo strumento (e il manuale così invitante e comprensibile) che fu subito un successo, inaspettato per me quanto per la Bèrben.

La formula che avevo usato era la più naturale, quella che più mi si addice e che tuttora impiego quando si tratta di insegnare: raccontare, mostrare, spiegare, incoraggiare.  Ricordavo che nei miei primi passi mi ero rivolto a qualche armonicista esperto, anche a qualcuno di famoso, ma nessuno volle insegnarmi nulla. Con la pubblicazione del mio metodo decisi di vendicarmi facendo esattamente l’opposto: armonica Blues e buona musica per tutti!

Inutile dire che ebbi grandi soddisfazioni da questo manuale (più volte rinnovato, ristampato, ancora in commercio e ben distribuito) così come dalle altre pubblicazione Bèrben che seguirono, e ancora oggi non mi stupisco di incontrare di tanto in tanto ottimi armonicisti che sono entusiasti di confessare che hanno iniziato proprio con il mio metodo. Mi dicono che per loro sono stato come un maestro elementare che, da bravi scolari, continuano a ricordare con affetto e riconoscenza.