La Grecia di Isola in Isola - Orizzonti di mare sulle tracce di Ulisse

La Grecia di Isola in Isola - Orizzonti di mare sulle tracce di Ulisse

Un viaggio tra le isole greche in cui si intrecciano incontri e sapori, letteratura e storia, tragedia e mito. E mentre il Meltemi fa tintinnare nella notte greca una collana di conchiglie, Paolo Ganz fissa il pensiero con l’inchiostro nei suoi taccuini che profumano di carta e di sale. Dall’italiana Rodi, alla veneziana Creta – passando per la Megisti di Mediterraneo – fino a Corfù, ritenuta dagli studiosi dell’Odissea la terra dei Feaci, la sua rotta solitaria si dipana tra una continua profonda riflessione e la sorpresa di scoprire che il baricentro d’Europa si trova molto più a sud di quanto abbiamo sempre pensato.

*** “Nella luce impareggiabile di luoghi come questo, ritrovo il mito assoluto dell’antica Grecia, quel senso di struggente malinconia che mi afferra quando guardo il mare dalle coste a picco, gli uccelli pelagici che si avventurano in eterno volo dove l’uomo non può; dove l’orizzonte si confonde inesorabilmente con il cielo. Laggiù qualcosa sembra apparire e dare ragione al nostro esistere, lo stesso punto incerto e misterioso dove ogni nostra certezza non ha più alcun sostegno né corso”.

 

 

*** “All’arrivo ad Alónissos mi lamentavo di non aver portato con me un po’ di musica greca per tenermi compagnia, ed ecco spuntare, tra la ghiaia del parcheggio, un CD su cui parecchie automobili hanno passato i loro pneumatici. È davvero malconcio, ma lo raccolgo e provo comunque a inserirlo nel lettore dell’autoradio e, miracolo: nella notte si diffondono le note ben cadenzate di un bouzouki. Una vecchia tutta nera, sbucata da non so dove, si avvicina, sorride sdentata e accenna un passo di sirtaki al quale mi unisco anch’io, imitando alla buona le sue movenze; gli spiriti del villaggio accompagnano battendo le mani, appena nascosti tra l'erba della sterrata.”

 

 

*** “Nel dormiveglia sento tintinnare le conchiglie appese allo stipite della porta. So che è ancora lui, il Meltemi, vento greco da nord-est: lo riconosco. Esco sul terrazzo dove il bucato steso la sera prima ondeggia docilmente mentre la stellata si frantuma in infiniti punti luminosi. Da sopra il tetto la luna turca osserva la scena, saggia e sfuggente come una vecchia maitresse. Giù nel cortile, al di là della strada, un asino immobile come una sagoma di legno raspa piano con lo zoccolo. Anche lui sente che la vita sta passando.”

 

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