Cinque anni di lavoro, ricerche sul campo, sopralluoghi, studi di testi storici e incontri con esperti della Grande Guerra. Un romanzo in cui i protagonisti scaturiti dalla mia penna, vivono nel contesto reale di fatti che, cent’anni fa, sconvolsero l’Italia e il mondo. Il mio tributo a quanti dalla guerra non sono più tornati, alle loro famiglie, al dolore delle vite e dei rapporti spezzati.

 

P.G. 

 

 

«Gli austriaci, concluso il pietoso compito, erano ormai rientrati nelle loro linee, e davanti al Basson, dopo tanto clamore, regnava un silenzio spettrale. Un vento leggero accarezzava i corpi dei caduti ancora in attesa di sepoltura; li contava, per essere ben certo che tutto quello scempio fosse davvero opera dell’uomo»

 

L’allievo tenente Italo Ardenghi, si congeda dal padre e lascia Treviso per raggiungere la sua brigata, già in linea sul Passo Vezzena. Indossa la divisa immacolata, al suo fianco danza la pistola d’ordinanza, e un fiero sorriso gli illumina il volto. Destino vuole che, proprio la notte del suo arrivo, si compia uno dei primi e più cruenti massacri sul fronte italiano della Grande Guerra: la battaglia del Basson, combattuta nella notte di plenilunio tra il 24 e il 25 agosto 1915. Da quel momento, la sorte di Ardenghi, condivisa tragicamente da milioni di italiani, lo farà precipitare in un abisso di disperazione. Dal manicomio militare del Sant’Artemio, dove viene rinchiuso dopo aver perso la ragione durante ilcombattimento, al rifugio segreto di Rucorvo, un pugno di case dimenticate ai piedi delle Dolomiti, sarà per lui un continuo succedersi di avvenimenti e attese. In mezzo al caos, alla follia e al dolore, sarà Maria, donna forte e caparbia, a fare di lui un uomo. Ma l’ombra della disfatta di Caporetto, incombe sulle loro speranze. 

 

Ed. nuovadimensione